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Testo
Chiudi gli occhi e torna indietro nel tempo.
Via dal cemento, ascolta il vento.
Niente strade, niente palazzi intorno,
ti racconto l'alba del nostro giorno.
Si chiama Preistoria, la storia di prima,
un mondo selvaggio, senza disciplina.
L'uomo viveva dentro le grotte scure,
per ripararsi dalle notti dure.
Fuori c’era il mammut, la tigre dentata,
ogni giornata era una sfida complicata.
Niente supermercato, si andava a caccia,
raccoglieva le bacche, seguiva la traccia.
Era nomade, sai, camminava parecchio,
la natura era il suo unico specchio.
Ma un giorno accadde una cosa gigante,
un fulmine cadde, fu impressionante.
Colpì un albero secco in un istante,
e nacque il Fuoco, rosso e danzante!
All’inizio paura, scapparono via,
ma poi capirono quella magia.
Il fuoco scalda, il fuoco protegge,
diventa il centro della loro legge.
La carne ora cuoce, è molto più buona,
la luce nel buio ora risuona.
Con le mani abili scheggia la pietra,
crea l'Amigdala, e non si arretra.
Diventa un coltello, una lancia, un arnese,
per sopravvivere in quel vasto paese.
Da quattro zampe si è alzato in piedi,
è l'Homo Sapiens, se non ci credi.
Non parla come noi, usa gesti e suoni,
ma nel suo gruppo sono tutti campioni.
Sulle pareti di roccia e di sasso,
lascia un segno ad ogni suo passo.
Mette la mano sporca di colore,
disegna i bisonti con grande onore.
È la prima arte, il primo fumetto,
un messaggio eterno, un quadro perfetto.
Poi scopre i semi, pianta il grano,
addomestica il lupo che diventa un cane.
Costruisce capanne, non gira più a vuoto,
nasce il villaggio, cambia il mondo noto.
Inventa la ruota che gira veloce,
la storia dell'uomo ora ha la sua voce.
Se oggi hai la casa, la scuola, il "wi-fi",
pensa a quell'uomo che non mollava mai.
La sua scintilla è ancora qua,
la Preistoria è l'inizio della civiltà.